Controinformazione e Cultura Popolare
« Nessuno stato, per quanto democratiche siano le sue forme, foss’anche la repubblica politica più rossa, popolare solo nel suo falso significato noto con il nome di rappresentanza del popolo, sarà mai in grado di dare al popolo quello che vuole, e cioè la libera organizzazione dei suoi interessi dal basso in alto, senza nessuna ingerenza, tutela o violenza dall’alto, perché ogni Stato, anche lo stato pseudo-popolare ideato dal signor Marx, non rappresenta in sostanza nient’altro che il governo della massa dall’alto in basso da parte della minoranza intellettuale, vale a dire quella più privilegiata , la quale pretende di sentire gli interessi ideali del popolo più del popolo stesso » Michail Aleksandrovič Bakunin
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lunedì 06 novembre 2006 - ore 21
presso il Molino d'Arte - Via V. Buoncammino, 80 - Altamura
Eraserhead – La mente che cancella 1978
Regia, sceneggiatura, scenografia ed effetti speciali: David Lynch Fotografia: Frederick Elmes, Herbert Cardwell Effetti sonori: Alan Splet, David Lynch Registrazione dei suoni durante le riprese, montaggio sonoro e missaggio: Alan Splet Girato a: Beverly Hills, Los Angeles, presso i locali dell'American Film Institute for Advanced Studies Con: Jack Nance, Charlotte Stewart, Jean Lange.

Raccontare la trama di Eraserhead è impresa inevitabilmente votata al fallimento.
Il primo lungometraggio del regista americano, è un parto difficile e lungo, totalmente visionario e avanguardista. Quando vi fu la prima (a quattro anni dall’inizio dei lavori) Variety pubblico la recensione concludendo “Prospettive commerciali nulle”.
Concentrato a raccontare attraverso il postmoderno (linguaggio cinematografico e l’ambiente nel quale si muovono i protagonisti) una storia che è un inestricabile rompicapo, un insieme di scatole cinesi che aprono sempre sulla prospettiva del dubbio, e sul quale incombe un’incongruenza di suoni off (e nemmeno tali in realtà) Eraserhead è un film che immerge spettatore e protagonista nel medesimo vuoto.
Fu proprio nel circuito off, quello dei midnight movie che in quel periodo faceva grande un film come The Rocky Horror Picture Show (1975) di Jim Sharman, che la pellicola ottenne successo sino a raggiungere il livello di cult movie.
In questo viaggio onirico nel realismo postindustriale, il cinema di Lynch si mostra asciutto ed al tempo stesso ridondante, corretto ed al tempo stesso baro. In questa pellicola, il regista ha riassunto la maggior parte delle idee, degli embrioni, che più in la svilupperà con estro a volte maggiore: tema dell’alterità (inteso non come l’altro, ma come insieme di diversi e dove non esiste l’idea della normalità); partecipazione degli oggetti, delle cose, come se potessero animarsi (ed a volte lo fanno davvero), oggetti che prendono e perdono il loro significato ordinario; modello noir fatto di vuoti, bui, mancanze e neri dai quali affiorano pallidi personaggi; predilezione per la composizione del film e non solo per il girato.
Un matrimonio forzato, un parto non voluto, la morte di una famiglia, Eraserhead è anche un brandello della memoria biografica del regista, l’esperienza con la prima moglie Peggy e la figlia, a Philadelphia, vissuta in un quartiere ghetto e ricco di violenza.
Eraserhead è una pellicola che ha la sua forza però, nel quasi paranoico rispetto delle regole cinematografiche (tutte le inquadrature ripetono un modello non originale senza interventi davvero visionari) dilatate in tempi che le trasformano in non cinematografiche, non commerciali, addirittura violente. Suono e tempo sono i veri elementi che scuotono lo spettatore, producono angoscia, in un mondo che il regista mostra come assolutamente normale.
Lynch ha definito questa pellicola come un sogno di cose oscure e inquietanti. In molti sono coloro che hanno letto soprattutto il tema della sterilità nella pellicola, riconoscendo molte affinità con l’esordio dietro la macchina da presa di Luis Bunuel, Un chien andalou (1929) nel quale confronto però, il regista americano perde concretamente sul piano della poetica.
Per Enrico Ghezzi Eraserhead non ha nulla della facilità delle inversioni ed invenzioni surrealiste, né della studiata figuratività espressionista. Per gli effetti speciali utilizzati per il feto, Lynch non ha mai voluto dire come egli stesso li ha realizzati. Jack Fisk, amico di vecchia data e collaboratore del regista, è l’uomo con le cicatrici addetto alle leve.